Natale in corsia al tempo del Covid-19: emozioni oltre i confini di Milano

Dalla finestra si ammira la cupola della Duomo di Milano, in alto la Madonnina dorata che  si riflette sulla città silenziosa.  Non è una finestra qualsiasi, è la finestra di un reparto Covid-19 dedicato alla cura dei  pazienti affetti dal nuovo coronavirus. Il coronavirus infatti non va in ferie, e così neanche tanti degli operatori sanitari che affrontano l’emergenza ancora in atto.

Si vede qualche via di città, disabitata; pochi rumori, ogni tanto qualche motore che si accende e si allontana furtivo. Ed ancora voci indistinte di alcuni barellieri, talvolta si accendono le sirene di ambulanze. Dove si trova questa finestra? Di quale ospedale o padiglione si tratta? Poco importa, al lettore basta sapere che la realtà di quel luogo è alquanto simile a quella di tanti altri reparti Covid-19 di Milano o dell’Italia.

Entrando al mattino nel reparto Covid-19 la giornata è alquanto simile alle altre, la divisa da lavoro è sempre la stessa, per garantire la sicurezza e la salute degli operatori. La mascherina filtrante, così come la cuffia, copre gran parte del volto di medici ed infermieri. Ed allora i sentimenti dei colleghi e compagni di avventura si vedono come in trasparenza grazie agli occhi: proprio da lì, unico spiraglio di volto umano, si intuisce che c’è qualcosa di diverso attorno a te.  E’ la gioia del Natale, che neanche il coronavirus può toglierci, neanche se si lavora in trincea. Certo l’impegno e la fatica non manca. Ci sono i pazienti stabili, e quelli che migliorano e sorridono al momento della visita: hanno compreso che per loro il Natale sta portando in dono la guarigione. Ci sono quelli che si aggravano, come spesso accade, e bisogna controllare con attenzione i parametri, dati clinici, prendere le decisioni giuste nel più breve tempo possibile. E poi viene il lavoro più difficile, quello al quale già Ippocrate chiamava il medico: “se non puoi lenire il dolore, allora consola”. 

Uscendo dal reparto, e dunque dall’ospedale, ci si trova innanzi lo spettacolo di una città desolata. Strade vuote, negozi chiusi, nessuno per strada: spettacolo riservato per pochi coraggiosi più per necessità che per indole. L’altra sera l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, in occasione dell’omelia per la messa della notte di Natale, ha ricordato come la nascita di Gesù deve invitare ognuno a porsi quelle “domande essenziali” per la vita. La mia risposta è che l’essenzialità è nel riconoscere la gioia negli occhi degli altri, nonostante le difficoltà.

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Autore dell'articolo: Fabio Pirracchio