Dai protoni alla chirurgia: l’evoluzione in oncologia passa da Milano

All’Istituto Europeo di Oncologia il terzo Proton Center italiano per la cura mirata dei tumori. Nuove cure e speranze illustrate anche al congresso “Cancer Meeting. Innovations in prevention, research and care” con relatori italiani e internazionali.

Dopo il C.N.A.O. (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia ed il Protonterapia di Trento, il terzo Proton Center in Italia sarà in funzione allo I.E.O di Milano (Istituto Europeo di Oncologia) da settembre del prossimo anno. Annuncio da parte della direzione IEO in presenza delle istituzioni nella persona di Letizia Moratti, vice presidente ed assessora al Welfare della Regione Lombardia. 

La protonterapia rappresenta la nuova cura per molti tumori che fino ad oggi erano più difficilmente trattabili come il tumore osseo della base cranica oppure il melanoma oculare, ma anche i tumori al cervello, polmone, fegato, pancreas, esofago, retto, utero, linfomi ed anche al seno sinistro, quello pericolosamente sovrapposto al cuore: con la terapia a protoni si riesce a colpire dall’esterno soltanto i tessuti tumorali anche a 30 centimetri di profondità preservando gli organi sani che si trovano o davanti o dietro il tumore. 

Milano centrale anche per la ricerca e per la divulgazione delle conoscenze, come dimostrato dai numerosi congressi medici che si svolgono in città. Come appunto è avvenuto per la seconda edizione del congresso “Cancer Meeting. Innovations in prevention, research and care” presieduto dal professore Francesco Petrella, docente di chirurgia toracica dell’Istituto Europeo Oncologia di Milano. Gli argomenti in programma hanno spaziato dalla genetica alla chirurgia alle applicazioni terapeutiche in oncologia. E dunque chiediamo al professore Petrella quali sono stati gli sviluppi di questi ultimi anni, partendo da quanto ha più cambiato la sanità nell’ultimo periodo, ovvero l’avvento del Covid.    

La pandemia  ha costretto  il sistema sanitario a concentrarsi su lotta al Covid. Dunque l’avvento del Covid ha frenato l’innovazione e la ricerca in campo oncologico? 

Sicuramente la pandemia ha impattato sulla clinica quotidiana, in particolar modo condizionando una piu’ lunga lista d’attesa per pazienti – anche oncologici – candidati a  chirurgia; dall’altro lato, direi che la ricerca è proseguita , in particolar modo in campo medico, con la continuazione  dell’arruolamento di pazienti in nuovi studi clinici con farmaci sempre piu’ efficaci e promettenti”. 

Nell’ambito del tumore al polmone le terapie biologiche oggi consentono risultati notevoli e sempre più promettenti. La chirurgia del tumore polmonare dunque quale ruolo avrà nel futuro? 

Grazie agli indiscussi successi di questi nuovi farmaci, ritengo che in futuro la chirurgia svolgerà un ruolo di completamento ed integrazione con gli altri approcci, sempre piu’ coordinato. Probabilmente negli stadi iniziali giocherà ancora –  per molto tempo – un ruolo leader ma credo che anche negli stadi piu’ avanzati potrà efficacemente contribuire al miglioramento della prognosi, sempre in combinazione con altre terapie, come in alcuni casi  accade anche già oggi”. 

Oggi si sente parlare del robot in chirurgia. Di cosa si tratta? Cosa cambia per il paziente e per il chirurgo rispetto alle tecniche del passato? 

E’ un approccio mini invasivo che consente di accedere al torace ( e ad altri distretti anatomici come l’addome o la pelvi) con piccole incisioni piuttosto che con grandi incisioni; si avvale di una visione tridimensionale ottimale e di strumenti molto precisi in fase di disssezione. Sicuramente è uno strumento utile per il chirurgo ed il suo paziente, tuttavia non va dimenticato che è solo un mezzo attraverso il quale perseguire il risultato del piu’ corretto intervento chirurgico che – a prescindere dalla modalità con cui venga eseguito – rimane il vero strumento di terapia”. 

La protonterapia: i dettagli delle macchine che arrivano dal Belgio

Il Ciclotrone ed il Gantry, i due cuori pulsanti del Proton Center dell’I.E.O., costruiti in Belgio, sono giunti in nave a Genova e poi trasportati a Milano dove con una speciale gru, capace di reggere 125 tonnellate, sono stati calati nello speciale bunker di cemento armato, appositamente costruito su misura e con pareti spesse tre metri. 

Interno del Proton center
Dettaglio interno del Proton Center dello IEO di Milano (Per gentile concessione Ufficio Stampa IEO)

I protoni vengono concentrati grazie ad un forte campo magnetico ed indirizzati a danneggiare il DNA delle cellule cancerose che cesseranno di proliferare o moriranno immediatamente: le irradiazioni hanno la durata indicativa di due minuti per seduta con la possibilità di trattamento per un numero più grande di persone. 

Nel mondo esistono già 107 centri di protonterapia già funzionanti, la massima concentrazione si trova in Giappone e negli Stati Uniti d’America, mentre in Europa la Danimarca e la Germania guidano la classifica. Italia e Francia, invece, sono i paesi europei con il più basso rapporto sale di trattamento/numero di abitanti. 

Tra i vantaggi vi è la riduzione del rischio di tumori secondari dovuti ai raggi della radioterapia convenzionale. La struttura di Milano sarà l’unica al mondo che non si trova in un edificio isolato ma all’interno di un istituto clinico, rispondendo così alle richieste di umanizzazione da parte del malato oncologico. 

Edificio Proton Center IEO
L’edificio del Proton Center pronto per settembre 2023 allo IEO di Milano (Per gentile concessione Ufficio Stampa IEO)

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Autore dell'articolo: Mimmo Pirracchio

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